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Cinecittà News Intervista Demetra Bellina

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Demetra Bellina ha 27 anni. È nata a Udine, ma dal 2015 vive a Roma. È arrivata nella Capitale, alla pari di tanti giovani come lei, inseguendo il sogno di lavorare nel mondo del cinema. Piano piano, con passione, sta costruendo il suo percorso artistico, tra grande e piccolo schermo. Venerdì 23 giugno presenterà alla 59esima Mostra internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro il film Non credo in niente, opera prima di Alessandro Marzullo. storia di quattro ragazzi che affrontano le loro fragilità, sullo sfondo di una Roma malinconica e deteriorata, tanto quanto le certezze dei protagonisti.

Demetra, che film è Non credo in niente?

Sicuramente generazionale. È un film che parla di giovani che affrontano una fase della vita importante, tra i 20 e i 30 anni. Prima dei 20 hai grandi sogni, poi sei costretto a scontrarti con la realtà. I ragazzi del film vivono a Roma e si stanno rendendo conto che i loro sogni sono finiti. Continuano ad aggrapparsi alle passioni che hanno, nonostante il loro progetto di vita stia prendendo una direzione diversa da quella che speravano. È un film lontano dai tradizionali e ambientato di notte, che ci mostra il viaggio notturno di questi personaggi che, senza conoscersi, frequentano gli stessi luoghi.

E tu chi interpreti?

Una hostess che non avrebbe voluto fare quel lavoro. Ha una passione per tutto e per niente, come per il canto. Lei e gli altri giovani del film rappresentano la nostra generazione schiacciata dalla vita, che potrebbe fare tante cose e si adatta talvolta al mestiere che trova. Viviamo in una società opprimente, vedo che le persone si ritrovano di meno, escono di meno. Quando Alessandro mi ha proposto il suo film ho accettato perché ho trovato interessante raccontare un momento della vita come questo, attraverso soprattutto le emozioni e le sensazioni. Poi il film rispecchia molto la personalità di questo giovane autore, alterna momenti drammatici ad altri più leggeri. Sembra di vedere delle persone che vivono normalmente.

Ti sei mai detta ‘non credo in niente’?

Quando un periodo è molto buio ti può venire in mente una frase del genere. Ma in generale sono una persona che pensa positivo e cerca di trovare qualcosa di buono anche dalle situazioni più complicate.

In che che cosa credi, invece?

Nelle cose che piacciono a me. Credo sia fondamentale nella vita riuscire a fare qualcosa che senti. Lo scorso dicembre ho scritto un monologo sull’atarassia nella società di oggi e sono riuscita a portarlo in scena. Questo è il senso dell’arte.

Nel mondo dello spettacolo la concorrenza non manca tra le nuove generazioni. C’è posto per tutti?  

Non credo che ognuno possa riuscire a costruire una carriera in questo settore. Però ognuno può fare qualcosa. Dipende da quali sono gli obiettivi.

Per te cosa rappresenta questo lavoro?

Molto. Fare l’attore ti dà anche la sensazione che ci sia molto più tempo per fare le cose. Anche vedere film, ad esempio. Recentemente ho visto Babylon di Chazelle, un film incredibile che mi ha fatto tornare la voglia di credere nel grande cinema.

Hai un film del cuore?

Easy Rider è il mio preferito. L’ho visto con il mio papà quando ero piccola, e mi è piaciuto tantissimo. Per vent’anni lo abbiamo visto a Capodanno e molte altre volte ancora.

Ti vedremo presto nella storia ecologista Greta e le favole vere di Berardo Carboni. Che rapporto hai con l’ambiente?

Sono cresciuta con la consapevolezza che vada tutelato. Mia mamma ha un’azienda di ricerca ambientale, che ha avviato mia nonna negli anni Ottanta. Ci dovrebbe essere maggiore attenzione a questo argomento e un film può aiutare a parlarne.

Ultimamente sei stata al cinema con il film di Colapesce e Dimartino La primavera della mia vita, che presto arriverà anche sul piccolo schermo. Che esperienza è stata?

Mi ha divertito molto far parte di un film così stravagante. Non è facile far ridere al cinema. A me piace ridere, bisognerebbe farlo di più. Ne abbiamo bisogno tutti.

 

Articolo di Giulia Bianconi

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